mercoledì 14 dicembre 2016

Le 8 competenze digitali che i nostri alunni devono coltivare


Occupandoci di Cittadinanza e Didattica digitale, segnaliamo il recente articolo sulle Otto Competense digitali (Skills) apparso lo scorso 13 dicembre sul Blog della De Agostini Suola, in quanto sintetizza in modo efficace i requisiti che i nostri alunni devono acquisire per non essere semplicemente utenti passivi della rete e degli strumenti digitali, ma cittadini competenti e consapevoli.
Lo riportiamo di seguito.

L’educazione oggi si confronta con uno scenario più complesso di qualche decina di anni fa, e non può oggi prescindere dalla tecnologia e dalla diffusione dei dispositivi: se è vero che la maggior parte di noi è connesso a Internet, secondo la studiosa Stephanie Thomson (World Economic Forum), entro il 2026 il 90% della popolazione mondiale avrà un device connesso. Questo dato riguarda anche i bambini, che fin da piccoli saranno sempre più abituati ad utilizzare telefoni e computer non solo per i loro giochi, ma anche per lo studio e la formazione.
Affinché l’utilizzo di questi strumenti abbia un effetto positivo sul loro approccio alla realtà e sulle pratiche didattiche che saranno portati a sperimentare, occorre diffondere un’educazione digitale che li renda sensibili ai pericoli presenti in rete: contenuti violenti, cyberbullismo o furto di dati, per fare qualche esempio. Ecco quindi che diventa necessario lo sviluppo di alcune skill digitali per non essere utenti passivi dagli strumenti digitali, ma per saperli governare con intelligenza e in modo proficuo.
Ma quali sono le competenze digitali necessarie ai giovani studenti di oggi e di domani? Il World Economic Forum ha stilato una lista delle 8 skill necessarie e sulle quali il mondo dell’istruzione deve investire tempo, risorse e attenzione:
  1. Digital identity: la consapevolezza della propria presenza online, e la capacità di gestirla al meglio. Si tratta di saper gestire la propria reputazione e la propria presenza on line.
  2. Digital use: la capacità di utilizzare dispositivi e sistemi differenti.
  3. Digital safety: l’abilità di riconoscere ed evitare i rischi connessi all’uso del digitale, ovvero saper risconoscere i rischi di cyberbullismo, radicalizzazione, violenza, oscenità.
  4. Digital security: L’abilità di riconoscere i pericoli di hacking, truffe o malware e comprendere quali siano le pratiche necessarie per proteggere i propri dati e i propri device.
  5. L’empatia digitale o Digital emotional intelligence: l’intelligenza emotiva che permette di approcciarsi con consapevolezza all’altro anche dietro ad uno schermo.
  6. La comunicazione digitale: la capacità di comunicare e collaborare con  farsi capire con gli altri attraverso l’uso di tecnologia e media.
  7. L’alfabetizzazione digitale: la capacità di trovare informazioni on line, valutarne la credibilità, creare propri contenuti e condividerli nel modo migliore.
  8. I diritti digitali: essere consapevoli del diritto alla libertà di parola e di pensiero, ma anche del diritto alla privacy, alla proprietà intellettuale e dell’ancora discusso diritto all’oblio.
Il tutto, naturalmente, deve essere collocato in un contesto di educazione al rispetto, all’empatia e alla prudenza, per non dimenticare che sul web si è prima di tutto persone, ancor più che utenti. L’Intelligenza Digitale (DQ) misura quindi la capacità di approccio ad uno strumento che entrerà in modo fisiologico negli aspetti educativi delle nuove generazioni.
In alcuni casi la difficoltà dello sviluppo di una solida Intelligenza Digitale potrebbe risiedere proprio nell’età anagrafica, ovvero nel gap generazionale tra gli immigrati digitali (coloro che hanno visto la nascita della tecnologia digitale in età adulta) e i nativi digitali (coloro che sono cresciuti con essa). Per questo molte organizzazioni stanno avviando corsi ad hoc che favoriscano una cultura dell’innovazione. Un esempio è il corso di mentoring digitale lanciato dalla Fondazione Mara e dalla Ashoka Changemaker School. Il tutto per far crescere una generazione capace di governare i propri strumenti digitali, piuttosto che esserne governati.

Per approfondire:
Dal blog della De Agostini Scuola
13.12.2016

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