mercoledì 21 dicembre 2016

Alcuni esempi di attività per sensibilizzare alle competenze digitali e alla prevenzione al bullismo




PowToon sulle competenze digitali
(Realizzato da un gruppo di docenti, tra cui chi scrive, come esercitazione al Corso di Animatore Digitale, a.s. 2015/16. Il PowToon è sintesi di un ebook costruito sempre nello stesso corso con l'obiettivo di diffondere l'educazione digitale nella scuola / l'e-book è scaricabile qui link ebook su padlet)

Video tutorial di PowToon

Manifesto su FocusJunior per sensibilizzare ad azioni contro il bullismo a scuola




Creare nuvole di parole



Il manifesto 2016 di Generazioni Connesse




Dal bullismo al cyberbullismo. Cittadinanza digitale e attività

Dal bullismo al cyberbullismo
Fare il bullo significa dominare i più deboli con atteggiamenti aggressivi e prepotenti, sottoporre a continue angherie e soprusi i compagni di classe o di giochi fisicamente e caratterialmente più indifesi.
Citiamo la definizione di Dan Olweus: "uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più compagni”. (Olweus, 1996).
Il bullismo può essere considerato una sottocategoria del comportamento aggressivo, con alcune caratteristiche distintintive: l’intenzionalità (mira deliberatamente a ferire, offendere, arrecare danno o disagio); la persistenza nel tempo; l’asimmetria di potere (nella relazione, il bullo è più forte e la vittima è più debole e spesso incapace di difendersi).
Il bullismo può assumere forme differenti, dirette:
- fisiche: colpire con pugni o calci, appropriarsi, o rovinare, gli effetti personali di qualcuno;
verbali: deridere, insultare, offendere, minacciare, prendere in giro ripetutamente, fare affermazioni discriminanti;
indirette:
- psicologiche: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;
- diffonde pettegolezzi e calunnie, diffama.
  • « Il termine bullismo non indica qualsiasi comportamento aggressivo o comunque gravemente scorretto nei confronti di uno o più [...], ma precisamente [...] "un insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici reiterati nel tempo, posti in essere da un individuo, o da un gruppo di individui, nei confronti di individui più deboli".[...] La debolezza della vittima o delle vittime può dipendere da caratteristiche personali [...] o socioculturali [...].I comportamenti (reiterati) che si configurano come manifestazioni di bullismo sono vari, e vanno dall'offesa alla minaccia, dall'esclusione dal gruppo alla maldicenza, dall'appropriazione indebita di oggetti [...] fino a picchiare o costringere la vittima a fare qualcosa contro la propria volontà.»
  • (Guarino, A., Lancellotti, R., Serantoni, G. Bullismo. Aspetti giuridici, teorie psicologiche e tecniche di intervento, pp. 13-14. Franco Angeli, Milano 2011)






































Nelle azioni di bullismo si riscontrano quasi sempre i seguenti ruoli:
-          "bullo o istigatore": è colui che fa prepotenze ai compagni
-          "vittima": è colui che più spesso subisce le prepotenze;
-          "complice/fiancheggiatore": colui che appoggia e sostiene l'azione del bullo.
Spesso, infatti, il bullismo ha luogo alla presenza di un folto gruppo di astanti. In alcuni casi, grazie al proprio carisma o autorità, il bullo riesce a creare un'aura di suggestione che gli permette di conquistare il favore del gruppo e rafforzare la sua volontà. Tali dinamiche sono spesso sottese al fenomeno “baby gang”.

Con l’evolversi delle nuove tecnologie, l’espansione della comunicazione elettronica e online e la sua diffusione tra gli adolescenti, il bullismo si è evoluto nel cyber-bullismo o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite SMS o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio.
  • «Gli atti di bullismo e di cyberbullismo si configurano sempre più come l’espressione della scarsa tolleranza e della non accettazione del diverso per etnia, per religione, per caratteristiche psicofisiche, per genere, per identità di genere, per orientamento sessuale e per particolari realtà familiari: vittime del bullismo sono sempre più spesso, infatti, adolescenti su cui gravano stereotipi che scaturiscono da pregiudizi discriminatori. E’ nella disinformazione e nel pregiudizio che si annidano fenomeni di devianza giovanile che possono scaturire in violenza generica o in più strutturate azioni di bullismo.» (MIUR, Linee di orientamento di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, aprile 2015, pp.3-4)

Nel cyberbullismo, rispetto al bullismo, intervengono anche altri elementi, per esempio: 
• l’IMPATTO: la diffusione tramite Internet è incontrollabile, anche a situazione risolta, poiché video e immagini possono restare online. 
• l‘ANONIMATO: chi offende online può nascondersi dietro un nickname o false identità (FAKE). 
• l’ASSENZA DI CONFINI SPAZIALI: il fenomeno del cyberbullismo può avvenire ovunque e invadere anche gli spazi personali (la vittima può essere raggiunta facilmente tramite supporti connessi a Internet). 
• LA MANCANZA DI LIMITI TEMPORALI: per i cyberbulli, e di conseguenza per le loro vittime, il giorno e la notte hanno lo stesso valore.

Esistono diverse modalità per perpetrare azioni di cyberbullismo. 
• FLAMING: messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali. 
• HARASSMENT: spedizione ripetuta di messaggi offensivi mirati a molestare e/o ferire i sentimenti di qualcuno. 
• DENIGRAZIONE: sparlare di qualcuno (via e-mail, SMS, sui social network, ecc.) per danneggiarne gratuitamente e con cattiveria la reputazione 
• IMPERSONATION: spacciarsi per un’altra persona per spedire messaggi e/o pubblicare testi reprensibili. • EXPOSURE: rivelare informazioni private e/o imbarazzanti su altre persone. 
• TRICKERY: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi condividere con altri le informazioni 
• ESCLUSIONE: discriminare deliberatamente una persona da un gruppo online per provocarle un sentimento di emarginazione. 
• CYBERSTALKING: molestie, persecuzioni e denigrazioni ripetute mirate a intimorire altri utenti.

CITTADINANZA DIGITALE
La Cittadinanza Digitale si può declinare, secondo i suoi aspetti principali:
o    come insieme di diritti: che oggettivano il ruolo dei bambini e degli adolescenti come attori sociali a pieno titolo, portatori di interessi, istanze e bisogni propri che devono essere soddisfatti e promossi quando usano i Nuovi Media. Parlare di un uso sicuro e positivo dei Nuovi Media è, in questo senso, affermare un insieme di diritti che ogni utente ha quando accede o utilizza determinati strumenti e la cui affermazione rende l’utilizzo di questi ultimi un’esperienza positiva e sicura;
o    come insieme di responsabilità: l’utilizzo dei Nuovi Media e l’appartenenza ad una comunità, seppur virtuale di utenti, chiama costantemente in causa il rispetto e la promozione dei propri e altrui diritti, dove è tuttavia importante ribadire la possibilità che il ragazzo o la ragazza ha di “ritirarsi” da certe responsabilità, quando queste vengano percepite come troppo complesse o poco gestibili;
o    come identità: per i ragazzi e le ragazze, in particolar modo preadolescenti, questo desiderio di appartenenza è particolarmente sviluppato e non è limitato soltanto al proprio gruppo di pari. I bambini e gli adolescenti hanno l’abilità di legarsi e di identificarsi con gruppi e comunità sempre più ampie. Simboli, valori e norme sono un elemento importante di questa appartenenza e costruzione di identità e non vi è dubbio che i Nuovi Media offrano canali, spazi e linguaggi in grado di facilitare e realizzare questo processo;
o    come partecipazione: in questo senso i Nuovi Media si connotano come strumenti in grado di facilitare una sempre maggiore forma di partecipazione dei ragazzi dal locale al globale. La possibilità di una reale partecipazione passa attraverso una valorizzazione del modo in cui i ragazzi e le ragazze sono in grado di influire sull’ambiente esterno e allo stesso tempo da un’attenta considerazione di come l’ambiente circostante li/le influenza.
Skills/competenze digitali


ATTIVITA’

-  LA CLASSE E’DIVISA IN GRUPPI
-  OGNI GRUPPO DISCUTE SULL’ARGOMENTO TRATTATO
-  INDIVIDUA LE PAROLE CHIAVE
-  SCEGLIE UNA TEMATICA/PROSPETTIVA CHE VUOLE FAR EMERGERE RISPETTO ALLA PREVENZIONE DEL BULLISMO E/O DEL CYBERBULLISMO
-  ELABORA UN PROPRIO REGOLAMENTO INDICANDO LE NORME CORRETTE DI COMPORTAMENTO

-  DECIDE IL LAVORO DA REALIZZARE: UN CARTELLONE, UNA PRESENTAZIONE IN POWERPOINT O PREZI, UN VIDEO, ECC.

mercoledì 14 dicembre 2016

Bullismo e Cyberbullismo, le linee del MIUR

Sono state pubblicate il 13 aprile 2015 le "Linee di orientamento per azioni di prevenzione e contrasto al bullismo e cyberbullismo" (si possono scaricare al seguente indirizzo web http://www.istruzione.it/urp/bullismo.shtml )

Il Ministero ci informa, mettendo in evidenza il passaggio dal bullismo al cyberbullismo e le differenze tra i due fenomeni:

"Bullismo e cyberbullismo
Il cyber bullismo è la manifestazione in Rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest'ultimo e caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo. Il cyberbullismo definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chatt rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo e quello di provocare danni ad un coetaneo incapace a difendersi.




Le 8 competenze digitali che i nostri alunni devono coltivare


Occupandoci di Cittadinanza e Didattica digitale, segnaliamo il recente articolo sulle Otto Competense digitali (Skills) apparso lo scorso 13 dicembre sul Blog della De Agostini Suola, in quanto sintetizza in modo efficace i requisiti che i nostri alunni devono acquisire per non essere semplicemente utenti passivi della rete e degli strumenti digitali, ma cittadini competenti e consapevoli.
Lo riportiamo di seguito.

L’educazione oggi si confronta con uno scenario più complesso di qualche decina di anni fa, e non può oggi prescindere dalla tecnologia e dalla diffusione dei dispositivi: se è vero che la maggior parte di noi è connesso a Internet, secondo la studiosa Stephanie Thomson (World Economic Forum), entro il 2026 il 90% della popolazione mondiale avrà un device connesso. Questo dato riguarda anche i bambini, che fin da piccoli saranno sempre più abituati ad utilizzare telefoni e computer non solo per i loro giochi, ma anche per lo studio e la formazione.
Affinché l’utilizzo di questi strumenti abbia un effetto positivo sul loro approccio alla realtà e sulle pratiche didattiche che saranno portati a sperimentare, occorre diffondere un’educazione digitale che li renda sensibili ai pericoli presenti in rete: contenuti violenti, cyberbullismo o furto di dati, per fare qualche esempio. Ecco quindi che diventa necessario lo sviluppo di alcune skill digitali per non essere utenti passivi dagli strumenti digitali, ma per saperli governare con intelligenza e in modo proficuo.
Ma quali sono le competenze digitali necessarie ai giovani studenti di oggi e di domani? Il World Economic Forum ha stilato una lista delle 8 skill necessarie e sulle quali il mondo dell’istruzione deve investire tempo, risorse e attenzione:
  1. Digital identity: la consapevolezza della propria presenza online, e la capacità di gestirla al meglio. Si tratta di saper gestire la propria reputazione e la propria presenza on line.
  2. Digital use: la capacità di utilizzare dispositivi e sistemi differenti.
  3. Digital safety: l’abilità di riconoscere ed evitare i rischi connessi all’uso del digitale, ovvero saper risconoscere i rischi di cyberbullismo, radicalizzazione, violenza, oscenità.
  4. Digital security: L’abilità di riconoscere i pericoli di hacking, truffe o malware e comprendere quali siano le pratiche necessarie per proteggere i propri dati e i propri device.
  5. L’empatia digitale o Digital emotional intelligence: l’intelligenza emotiva che permette di approcciarsi con consapevolezza all’altro anche dietro ad uno schermo.
  6. La comunicazione digitale: la capacità di comunicare e collaborare con  farsi capire con gli altri attraverso l’uso di tecnologia e media.
  7. L’alfabetizzazione digitale: la capacità di trovare informazioni on line, valutarne la credibilità, creare propri contenuti e condividerli nel modo migliore.
  8. I diritti digitali: essere consapevoli del diritto alla libertà di parola e di pensiero, ma anche del diritto alla privacy, alla proprietà intellettuale e dell’ancora discusso diritto all’oblio.
Il tutto, naturalmente, deve essere collocato in un contesto di educazione al rispetto, all’empatia e alla prudenza, per non dimenticare che sul web si è prima di tutto persone, ancor più che utenti. L’Intelligenza Digitale (DQ) misura quindi la capacità di approccio ad uno strumento che entrerà in modo fisiologico negli aspetti educativi delle nuove generazioni.
In alcuni casi la difficoltà dello sviluppo di una solida Intelligenza Digitale potrebbe risiedere proprio nell’età anagrafica, ovvero nel gap generazionale tra gli immigrati digitali (coloro che hanno visto la nascita della tecnologia digitale in età adulta) e i nativi digitali (coloro che sono cresciuti con essa). Per questo molte organizzazioni stanno avviando corsi ad hoc che favoriscano una cultura dell’innovazione. Un esempio è il corso di mentoring digitale lanciato dalla Fondazione Mara e dalla Ashoka Changemaker School. Il tutto per far crescere una generazione capace di governare i propri strumenti digitali, piuttosto che esserne governati.

Per approfondire:
Dal blog della De Agostini Scuola
13.12.2016

mercoledì 30 novembre 2016

Cittadinanza digitale, tra social, privacy e cyberbullismo


by Monica Sanfilippo

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) si sono evolute in modo estremamente rapido nel corso degli ultimi 20 anni e la diffusione del loro utilizzo sta comportando una serie di cambiamenti nella nostra vita quotidiana: tramite l’uso della tecnologia, facciamo cose in modo diverso, e facciamo cose che prima non avremmo fatto. Computer, internet, tablet e smartphones sono sempre più alla portata di tutti, nonostante non tutti posseggano le competenze necessarie per il loro uso.
Le opportunità offerte dalle tecnologie richiedono una riflessione sull’inclusione digitale, ovvero la possibilità per tutti i cittadini di usufruire dei vantaggi derivati dall’uso delle tecnologie. L’inclusione digitale si tende a misurare in termini di accesso alle tecnologie, anche se non avviene esclusivamente tramite il possesso di mezzi tecnologici, ma grazie alle conoscenze che si hanno per utilizzare tali mezzi.
La competenza digitale è sempre più centrale per una cittadinanza attiva e consapevole.

La diffusione delle tecnologie dell’informazione e comunicazione e la capillare disponibilità di connessione alla rete ha modificato lo scenario pubblico e privato dei cittadini; le modalità per esercitare la cittadinanza sono cambiate.


Emerge la necessità di maturare una gamma articolata di competenze digitali da agire in questo nuovo dominio della cittadinanza (in cui analogico e digitale si integrano progressivamente in ogni ambito). La competenza digitale, trasversale ad ogni altra competenza, risulta funzionale all’esercizio della cittadinanza e necessita di strumenti finalizzati a consentirne una puntuale definizione e valutazione.

I “nativi digitali” ossia coloro che sono cresciuti con le tecnologie digitali, sovente, sono passivi fruitori di dispostivi hardware e applicazioni software delle quali non si preoccupano minimamente di acquisire i principi: sono i cosiddetti “ignoranti digitali”.
L’utilizzo pigro e indolente della tecnologia deve trasformarsi in un approccio critico e pieno di comprensione.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è quello legato alla sicurezza su internet. Qualunque sia la tua età, Internet è un gran posto da visitare. Come probabilmente saprai, ti permette di essere sempre in contatto con tutte le persone che conosci e di accedere a una quantità enorme di informazioni. In Internet, come in una grande città, ci sono biblioteche, università, musei e luoghi per divertirsi; ci sono posti dove studiare, fare ricerche, imparare cose nuove e stare al passo con le cose che più ami: dalla musica ai film allo sport ai giochi online.

Sempre di più, puoi trovare e acquistare quello che più ti piace. Eppure, esattamente come in una grande città, è necessario tenere sempre gli occhi aperti, saper riconoscere i pericoli ed evitarli adottando alcune precauzioni. Lo scopo di questa guida, frutto di un’accurata ricerca bibliografica, è fare in modo che tu sia informato sui rischi che corri, attraverso una serie di consigli per aggirare sia i problemi più banali che le vere e proprie truffe. Così, potrai goderti solo il bello che la rete è in grado di offrire.


Segui la presentazione e svolgi gli esercizi.
Buon lavoro!

Link - video storie per riflettere

La nostra vita è interamente in rete
https://www.youtube.com/watch?v=EXF_nnZztBA

Quando posti, posta con la testa!
https://www.youtube.com/watch?v=hWIXotxK6Jo

Questa non sono io!
https://www.youtube.com/watch?v=wPglYGbmD9k

Pericoli in corto: La rete
https://www.youtube.com/watch?v=Ub6dijHBSCc

Solo per parlare!
https://www.youtube.com/watch?v=9aLHPVDW5mM

Dov’è Claus? (www.klicksafe.de)
https://www.youtube.com/watch?v=2ishYp9IPCg

I forgot my phone
https://www.youtube.com/watch?v=OINa46HeWg8

“Le mie vacanze social” (G. Vernia)
https://www.youtube.com/watch?v=l0usSvJt8Wc

Generazioni connesse
“Gaetano” - Se mi posti ti cancello - Cyberbullismo
hpps://www.youtube.com/watch?v=Dm1ADDs7AjQ

Garante per la protezione della privacy
Social network: quando ti connetti, connetti anche la testa!
https://www.youtube.com/watch?v=BqtnYcfgLbM

Fatti smart! Difendi la tua privacy su smartphone e tablet!
https://www.youtube.com/watch?v=6eF-mwKhrVo

Cookie e privacy: istruzioni per l'uso
https://www.youtube.com/watch?v=Mut-YXSExnw

Spam: i consigli del garante per difendersi
https://www.youtube.com/watch?v=hDOH09EcFr0

Telefonate indesiderate: che fare
https://www.youtube.com/watch?v=eFGARgqpkC8

sabato 14 maggio 2016

Perché leggere e perché leggere i classici: alcuni consigli.



Ormai un classico: "Perché leggere i classici" di Italo Calvino
                                                                   
1. I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito:
«Sto rileggendo...» e mai «Sto leggendo...»
Questo avviene almeno tra quelle persone che si suppongono «di vaste letture»; non vale per la gioventù, età in cui l'incontro col mondo, e coi classici come parte del mondo, vale proprio in quanto primo incontro.
Il prefisso iterativo davanti al verbo «leggere» può essere una piccola ipocrisia da parte di quanti si vergognano d'ammettere di non aver letto un libro famoso. Per rassicurarli basterà osservare che per vaste che possano essere le letture «di formazione» d'un individuo, resta sempre un numero enorme d'opere fondamentali che uno non ha letto.
Chi ha letto tutto Erodoto e tutto Tucidide alzi la mano. E Saint-Simon? E il cardinale di Retz? Ma anche i grandi cicli romanzeschi dell'Ottocento sono più nominati che letti. Balzac in Francia si comincia a leggerlo a scuola, e dal numero delle edizioni in circolazione si direbbe che si continua a leggerlo anche dopo. Ma in Italia se si facesse un sondaggio Doxa temo che Balzac risulterebbe agli ultimi posti. Gli appassionati di Dickens in Italia sono una ristretta élite di persone che quando s'incontrano si mettono subito a ricordare personaggi e episodi come di gente di loro conoscenza. Anni fa Michel Butor, insegnando in America, stanco di sentirsi chiedere di Emile Zola che non aveva mai letto, si decise a leggere tutto il ciclo dei Rougon-Macquart. Scoperse che era tutto diverso da come credeva: una favolosa genealogia mitologica e cosmogonica, che descrisse in un bellissimo saggio.

martedì 5 aprile 2016

domenica 14 febbraio 2016

Onda su onda ... Einstein aveva ragione

Le onde gravitazionali teorizzate un secolo fa da Einstein esistono e le abbiamo ascoltate per la prima volta. L'increspatura nel tessuto dello spazio-tempo registrata dall'interferometro LIGO è stato generata dalla fusione di due buchi neri. Ma perché ci è voluto tanto per captarle? Cosa ci raccontano dell'Universo remoto?


venerdì 13 novembre 2015

Una guida utile e free: l'insegnamento capovolto

Flipping classoroom, ossia l'insegnamento capovolto: una guida gratuita da Orizzonte scuola

Avete mai pensato che l'insegnamento possa essere capovolto, assegnando per casa ai propri studenti video da seguire su un dato argomento, prima di trattarlo in classe? Co le nuove tecnologie è possibile, vediamo insieme come: scarica la guida o sfogliala.
Puoi consultarla al seguente link
Buon lavoro!

sabato 26 settembre 2015

C'era una volta: "Lo cunto di li cunti..."

Come promesso, ecco il secondo dei due percorsi didattici, sempre da me elaborati e pubblicati da Indire in ScuolaValore, Risorse per docenti, nella sezione DIALETTI E ALTRI IDIOMI D'ITALIA relativi all'area Lingua, letteratura e cultura in una dimensione europea - italiano.
Segnalo che le sezioni sono ricche di spunti e percorsi, non solo per l'Italiano, e si configurano come un ampio network di risorse digitali per docenti e studenti. "Buon lavoro!"

di Monica Sanfilippo

INTRODUZIONE
La risorsa sceglie la fiaba come strumento educativo nella prospettiva di un confronto tra la narrazione fantastica odierna, veicolata dal linguaggio cinematografico (come le trasposizioni filmiche di Walt Disney), e la scoperta della fonte narrativa quale espressione di un sostrato popolare europeo che, nella tradizione napoletana, ha il suo più noto rappresentante in Giambattista Basile e ne Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille (1634-1636), più noto come Pentamerone (1674).

Le fiabe di Basile – La Gatta CennerentolaCagliusoPetrosinella, solo per citarne alcune – rappresentano un importante nucleo tematico che ritorna in raccolte successive e note della letteratura popolare europea, come I racconti di mia mamma l’Oca di Charles Perrault o le fiabe dei fratelli Grimm, che grande ruolo hanno avuto nel nutrire l’immaginario infantile. Gian Alessio Abbattutis, “maschera anagrammatica” di Basile, con cui firma le sue opere in dialetto, opera una scelta linguistica consapevole: sottrae la lingua napoletana al dominio esclusivo dell’oralità e fa de Lo cunto un importante esempio di letteratura riflessa.



A partire da queste osservazioni attorno al Pentamerone, la risorsa promuove la conoscenza del patrimonio dialettale della storia letteraria e si pone come obiettivo quello di far conoscere la varietà e la ricchezza idiomatica presente sul territorio (v. quanto riportato nelle Indicazioni nazionali) per superare eventuali condizionamenti pregiudiziali di inferiorità della lingua dialettale (v. Materiale di studio “Dialetti e altri idiomi d’Italia“, par. Pregiudizi sul dialetto). Utilizzando, inoltre, lo straordinario potere di trasformazione della tipologia fiabesca – come ha ben insegnato la “fantastica” di Gianni Rodari – l’attività costruisce un ambiente di apprendimento in veste ludica e laboratoriale che salvaguarda “la naturale disposizione dell’alunno al gioco e all’invenzione” (dalle Indicazioni nazionali).

Per lo sviluppo delle attività, basta cliccare sull'immagine che segue, collegarsi al sito di INDIRE e scegliere la versione multimediale o testuale.



 C'era una volta di Monica Sanfilippo


Lavoriamo con i "dialetti". Due proposte didattiche da INDIRE

Di seguito presento due percorsi didattici, da me elaborati e pubblicati da Indire in ScuolaValore, Risorse per docenti, nella sezione DIALETTI E ALTRI IDIOMI D'ITALIA  relativa all'area Lingua, letteratura e cultura in una dimensione europea - italiano.
Le sezioni sono ricche di spunti e percorsi e si configurano come un ampio network di risorse digitali per docenti e studenti. "Approfittiamone!"


di Monica Sanfilippo

INTRODUZIONE
La Calabria, quale estrema punta d’Italia, è stata terra d’approdo per dominatori, viaggiatori e popoli migranti. In questa prospettiva, la regione ben risponde a quanto già evidenziato per l’intera penisola, ossia “spazio” privilegiato di commistione etno-linguistica al centro del Mediterraneo (v. Materiale di studio “Storia della lingua italiana”). Seguendo la classificazione dei dialetti italiani (v. Materiale di studio “Dialetti e altri idiomi d’Italia”) è possibile notare l’appartenenza della regione a due aree geolinguistiche, una dei dialetti centro-meridionali, l’altra dei dialetti estremi. Perché, per esempio, per indicare la “mela” si usa “milu” nella Calabria settentrionale e “pumu” nella Calabria meridionale? oppure per “goccia”, “gutta” e “stizza”, e così via? Gli esempi potrebbero continuare. Inoltre, a conferma della varietà linguistica della regione, si riscontra la presenza di minoranze linguistiche: arbëreshë, occitani e grecanici. 



A partire da queste constatazioni, e in riferimento agli studi di Gerhard Rohlfs – “Nuovo dizionario dialettale della Calabria”, “Scavi linguistici nella Magna Grecia”, ecc. – la risorsa intende lavorare sul lessico, la sintassi e l’origine della diversificazione dell’idioma calabrese (greca, latina, araba, francese, spagnola) utilizzando altresì la lingua come strumento di espressione storico-culturale. Per favorire lo sviluppo del percorso sono previste le seguenti attività:

1. indagine etimologica;
2. ricerca “sul campo” (piccoli esploratori) e “a tavolino” (analisi);
3. mappatura geografica di classi di parole legate al ciclo dell’anno (feste) e ai giochi;
4. schedatura, conservazione e presentazione dei dati.


Per lo sviluppo delle attività, basta cliccare sull'immagine, collegarsi al sito e scegliere la versione multimediale o testuale.

 Il tempo della parola - Monica Sanfilippo




Il secondo percorso è incentrato sulla fiaba come strumento educativo nella prospettiva di un confronto tra la narrazione fantastica odierna, veicolata dal linguaggio cinematografico  e la scoperta della fonte narrativa quale espressione di un sostrato popolare europeo che, nella tradizione napoletana, ha il suo più noto rappresentante in Giambattista Basile e ne Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille (1634-1636), più noto come Pentamerone (1674).
Ma per questo percorso propongo un altro post "C'era una volta: Lo cunto di li cunti..."

venerdì 18 settembre 2015

La professoressa dimenticata

"La morte da sola non puzza così tanto. Ma due anni di indifferenza complice hanno trasformato  il forte e normale cattivo odore di un povero cadavere nell'intollerabile tanfo di putrefazione di un'intera comunità: carne guasta e anime marce. Al punto che persino un vecchio cronista di stomaco forte in quel pianerottolo- obitorio si è sentito rivoltare le budella. Eppure a Roma non ti aspetti "il condominio" alla Ballard che convive con la morta per due anni e la sigilla, non per nasconderla ma per non "sentirla" più, per proteggere con il nastro adesivo da imballaggio la propria indifferenza. Insomma, alle finestre sempre aperte di Roma, ai tetti dipinti dal Mafai, tra gerani, basilico e stornelli, non si addice la morte di Maria Carmela Privitera, chiusa e oltraggiata dai vicini, con il fornello che è rimasto acceso per quasi due anni, accanto a due poveri sofficini che non hanno avuto bisogno dell'acqua bollente per scongelarsi e imputridire anch'essi."

da La Repubblica - Cronaca, 18.09.2015  

mercoledì 8 aprile 2015

L'apprendimento per "via erotica" di Umberto Galimberti


Il grande filosofo non è molto fiducioso sui modelli educativi proposti dalla società odierna. Esprime le sue perplessità sulla eccessiva gravosità degli impegni psicologici e formativi che ricade interamente sulle spalle dei genitori che spesso non hanno più il tempo di svolgere il loro ruolo in modo soddisfacente. Anche la scuola, che dovrebbe affascinare gli adolescenti per farli innamorare della cultura, in realtà sempre più spesso si trova ad essere assente.
"Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare. Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore, e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli. Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste."
Umberto Galimberti, wisesociety.it